giovedì 12 gennaio 2012

Come uno strumento ben accordato

Un parallelo tra arceria e musica


Oggi era un bel pomeriggio di sole, e sono tornato ad allenarmi con il mio longbow, dopo appena qualche settimana che non lo facevo.
All'inizio mi sembrava di dover ricominciare tutto da daccapo. Disorientato.
Le mie frecce, semplicemente, non uscivano bene dall'arco, non volavano con la traiettoria pulita che -come ogni arciere- desideravo vedere.
Chissà perché, mi è venuto questo pensiero: mi sono sentito come un musicista principiante alle prese con un violino o un clarinetto da cui non riesce a tirar fuori dei bei suoni.





In effetti, tirare con un arco tradizionale presenta più di qualche analogia con il suonare uno strumento musicale classico: il principiante deve imparare innanzitutto una corretta emissione di suono, poi passerà alle scale e agli arpeggi ...
E' inutile cercare di indovinare la parabola giusta e sforzarsi di focalizzare lo spot se poi una freccia su due parte scodando come un cavallo imbizzarrito.


Seguitando a immedesimarmi in un musicista, ho pensato che per qualche motivo il mio arco si fosse scordato. Eppure è lo stesso longbow che uso ormai da parecchi anni, e le frecce sono le stesse che anni fa e anche solo il mese scorso volavano bene, "accordate" anche loro al mio strumento e al mio allungo. 
Ho controllato le poche cose che possono variare in un arco tradizionale: corda, brace, punto di incocco ... tutto a posto. 
Il mio strumento era in ordine, ero io a dover reimparare la corretta emissione ... non di suono nel mio caso, ma di frecce. Mi sono reso conto che dovevo semplicemente ricostruire il mio gesto.


Seguendo il vecchio consiglio riportato in tutti i manuali di arceria e tante volte dato anche da me ad amici in difficoltà, mi sono messo a tirare ad occhi chiusi su un paglione vuoto, da 7-8 metri, per ritrovare la solidità e la consistenza del gesto. Qualche decina di frecce così, e mi sono sentito già meglio. Braccio dell'arco fermo a spingere, mano della corda aderente al viso ... ok, mi sembrava di esserci con postura e gesto.


Però l'impatto sul battifreccia a una distanza così breve era talmente immediato che non lasciava il tempo necessario a un follow-through degno di questo nome. Non potendo vedere il volo della freccia (che anche aprendo gli occhi era brevissimo) perdevo tutta la seconda e fondamentale parte del gesto, quella appunto che consiste nel guardare (ammirare, quando tutto va bene) il volo parabolico della freccia, restando sospesi per qualche attimo nella posizione assunta al rilascio.


E allora via, a 30 metri circa, a occhi aperti ovviamente, una faretra dietro l'altra. Dopo una ventina (o forse una trentina) di frecce le cose sono ricominciate ad andare meglio, non proprio come avrei voluto ma molto meglio. Belle parabole, tutte uguali o quasi fatta eccezione per una o due frecce al massimo in ogni volée di circa dieci. Indipendentemente dal fatto di prenderci o meno, belle parabole. Avevo ritrovato una "emissione" decente ...


Non siamo macchine, e i nostri archi tradizionali sono come strumenti acustici classici che suonano bene solo se sono ben accordati (brace-incocco-corda-frecce giuste) e se chi li utilizza applica la giusta tecnica di emissione sonora. 
Tra un principiante e un maestro ce n'è di strada: veder tirare un Paolo Bucci ad esempio, è un po' come sentir suonare il violino da Itzhak Perlman ... le sue frecce volano pulite come le note perfette di un signor musicista ... 





Moltissimo quindi, come sempre, dipende dal "manico".
Però, come nella musica esistono strumenti più facili e più ostici da padroneggiare nei riguardi dell'emissione di suono, anche nel tiro tradizionale le difficoltà aumentano progressivamente dal ricurvo al longbow fino al più difficile di tutti, l'arco storico, che potremmo paragonare a un flauto di legno ...

venerdì 7 ottobre 2011

Arcieri di Bevagna: l'arco storico nel DNA

Vi presento la compagnia FIARC di cui faccio parte ...



Nella splendida cittadina umbra di Bevagna (PG) la cultura arcieristica è di casa, talmente radicata da rappresentare per molti bevanati di tutte le età una componente essenziale della personalità, un vero e proprio stile di vita.

Il punto di partenza di questa passione, che da una ventina d’anni si è diffusa come un piacevole contagio a Bevagna e dintorni, è la celebre manifestazione del Mercato delle Gaite, rievocazione medievale tra le più curate e riuscite d’Italia, che per due settimane all’anno (attorno alla metà di giugno) trasforma il centro cittadino riportandolo indietro al periodo a cavallo del 1300. Il tiro con l’arco è presente nelle “Gaite” dai primi anni ’90, e sin dalla sua introduzione ha rappresentato uno dei momenti clou della manifestazione: l’esito della competizione arcieristica tra i rioni è spesso determinante per l’assegnazione del “palio”.
La gara si svolge con archi storici, ovvero repliche di archi antichi costruite nel rispetto rigoroso dei modelli e dei materiali dell’epoca di riferimento. Il tiro con l’arco per la caccia e il combattimento è stato praticato in Europa sin dalla preistoria, ma i secoli d’oro dell’arcieria vanno dal XIII al XV. Fino all’avvento delle armi da fuoco, arcieri e balestrieri costituivano l’artiglieria leggera delle formazioni militari, e la superiorità in battaglia dei primi sui secondi (dovuta soprattutto alla maggior velocità di tiro) venne provata in molte occasioni come il celebre scontro di Agincourt (1415) dove la cavalleria francese venne letteralmente falcidiata dalla pioggia di frecce dei longbow britannici.

La partecipazione alle “Gaite” coinvolge quasi tutta la cittadinanza, e molti bevanati, inevitabilmente, passano prima o poi dal ruolo di spettatori-tifosi a quello di arcieri, cimentandosi nell’arte (tutt’altro che facile) di tirar frecce con un arco storico. In parallelo, si è sviluppato da anni un artigianato specializzato nella costruzione di repliche di archi antichi, fedeli agli originali nella forma, nei materiali e nelle prestazioni. Cito alcuni nomi di mastri arcai di Bevagna, ben conosciuti nella comunità degli arcieri storici italiani: Licurgo Cariani, Sandro Fondacci, Pierluigi Ortolani e Alessandro Mariotti. I loro archi riproducono quelli utilizzati in Europa nel periodo citato: si tratta dei cosiddetti selfbow, realizzati da una sola doga di legno (tasso, nocciolo, acacia, ginepro, osage …), sapientemente ridotta di sezione in modo graduale verso le estremità, senza intaccarne la continuità delle fibre sul dorso, e a volte leggermente controcurvati a caldo nelle zone terminali per migliorarne la resa.

Questa passione nata da una rievocazione medievale ha trovato la sua piena espressione con la nascita (1997) di una compagnia di arcieri, gli Arcatores de Mevania, che svolge attività sportiva nell’ambito della FIARC (Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna) con il nome di 11MEVA. Il supporto della Federazione, la partecipazione e l’organizzazione di gare ed eventi, e il contatto con tanti arcieri di altre regioni, hanno portato a una progressiva crescita della cultura arcieristica della compagnia, che ha raggiunto un livello di assoluto rilievo.
La compagnia conta oggi circa 50 iscritti che comprendono tuttora i 4 “soci fondatori” (Andrea Motta e Marco Frascarelli, oltre ai già citati Cariani ed Ortolani). Tra le file della compagnia si contano 5 Istruttori Regionali, 1 Istruttore Nazionale e 4 Capocaccia (arbitri federali). Sono dati di tutto rispetto, che poche altre compagnie nella FIARC possono vantare.

L’attività sportiva svolta dalla 11MEVA è assai rilevante: ogni anno nel bel campo di Pian di Boccio sulle colline sopra Bevagna viene organizzata almeno una gara di Campionato Regionale FIARC (spesso due gare in due giorni in occasione di weekend festivi), oltre a un elevato numero di amichevoli. Nel centro di Bevagna, in occasione delle Gaite, tutti gli anni si svolge una competizione nazionale di arco storico, tra le più prestigiose in Italia, a cui partecipa un gran numero di qualificati arcieri di tutte le regioni. Nel 2002 la FIARC ha affidato alla 11MEVA l’organizzazione del Campionato Italiano, a cui parteciparono quasi 600 arcieri; nella compagnia corre voce che l’esperienza sarà ripetuta abbastanza presto …

La partecipazione a gare FIARC degli arcieri di Bevagna è in costante crescita sia come quantità sia come livello delle prestazioni. Ai Campionati Italiani del 2011 a Scarlino (GR), quasi un terzo degli arcieri della categoria “cacciatori arco storico” provenivano dalla 11MEVA. E con risultati di assoluto rilievo: un bel quinto posto di Sandro Fondacci tra i cacciatori, accompagnato da splendide prestazioni degli altri arcieri (7°, 9°, 11°, 12° e 19°, ottimi piazzamenti considerando che una metà dei partecipanti erano alla loro prima esperienza nel Campionato Italiano). E il successo della scuola arcieristica bevanate è provato dagli splendidi risultati dei più giovani: Matteo Ortolani vincitore della categoria “cuccioli” e Federico Motta secondo tra gli “scout”. Tutti ovviamente con l’arco storico, che resta l’attrezzo prediletto dagli arcieri bevanati anche se non manca qualche “mosca bianca” che preferisce tirare con il longbow, il ricurvo o addirittura … il compound.

Il campo di allenamento e di gara della compagnia si trova presso l’agriturismo Pian di Boccio (http://www.piandiboccio.com/), in splendida posizione tra le colline umbre sopra Bevagna. In questa ed altre sedi si svolgeranno a partire dal 2012 una serie di incontri di approfondimento su numerosi aspetti dell’arcieria, che verranno tenuti da selezionati e qualificati esperti. La 11MEVA ha sempre curato molto il settore istruzione, e si propone oggi come parte attiva nella crescita della cultura arcieristica del neo costituito Comitato Regionale FIARC Umbria-Marche-Abruzzo.

In chiusura dell’articolo, possiamo affermare con certezza che gli arcieri di Bevagna rappresentano una bella e consolidata realtà, in grado di trasmettere in modo puro e schietto valori e passioni ai concittadini, a chi (come chi scrive) pur non vivendo a Bevagna ha il piacere di frequentare la compagnia e partecipare alle sue attività, e soprattutto alle giovani generazioni.

Valori arcieristici, quindi sportivi, ma basati su una filosofia che travalica il gesto fisico e non vede come scopo prevalente l’agonismo quanto piuttosto la crescita interiore degli arcieri individualmente e come gruppo, nel rispetto della eredità storica, della naturalezza del vivere e dell’istintività. 
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti sulle attività della compagnia vi rimandiamo al sito web http://www.11meva.com/



lunedì 19 settembre 2011

Iniziare a tirare con l'arco

Questo post è dedicato alle tante persone (anch'io un tempo ero tra questi) che avvertono il fascino ancestrale di questo sport e ne intuiscono la bellezza, ma sono frenati da una sorta di "timidezza" nell'avvicinarsi ad esso.
Cosa li trattiene? I motivi possono essere tanti, dalla paura che si tratti di uno sport difficile e costoso (l'immagine più ricorrente sui media è quella degli archi "tecnologici" con carrucole e contrappesi ...), alla mancanza di tempo (vera o presunta), alla scarsa informazione sui luoghi e sui modi in cui si può praticare, o ancora al timore di incidenti e infortuni (in realtà le poche e semplici regole di sicurezza sono tra le prime cose che vengono insegnate ai neofiti).


Per molte persone il primo approccio con l'arco avviene d'estate nei villaggi turistici, con istruttori e attrezzature spesso approssimative, in orari a volte improbabili (tipo le due del pomeriggio), che degradano questa nobile attività sportiva a un intermezzo tra una gita in barca e un ballo di gruppo, una cosetta da poco messa lì per rimpolpare il depliant del villaggio consultato in agenzia ...
A un approccio così poco entusiasmante segue nella maggior parte dei casi un abbandono totale. La legge dei grandi numeri sortisce comunque il suo effetto, e al ritorno dalle vacanze una  piccola percentuale degli "arcieri del villaggio" va in cerca di un luogo vicino a casa dove poter approfondire la conoscenza di questo sport e seguitare a praticarlo.
E qui altri aspiranti si perdono per strada: le società arcieristiche (chiamiamole d'ora in poi con il loro nome: compagnie) si fanno pubblicità quasi sempre con il solo passa-parola e spesso non sono facili da trovare. Internet aiuta, certo, ma non tutte le compagnie hanno un sito web, e magari non lo aggiornano con la frequenza dovuta, per cui si rischia a volte di andare in cerca di qualcosa che nel frattempo si è spostato in una nuova sede ...
Insomma, solo i più perseveranti (o i più fortunati) riescono a raggiungere l'obiettivo. Un utile esercizio zen, senza dubbio, ma il numero dei praticanti del tiro con l'arco ne risente in negativo: in Italia gli arcieri sono in tutto qualche decina di migliaia nel complesso delle federazioni arcieristiche di diversa genesi e specializzazione.
Attraverso questo sito cercherò di dare il mio modesto contributo per incoraggiare e orientare i neofiti, anche attraverso una pagina di link ai siti delle varie federazioni e delle compagnie che operano nelle diverse regioni.


Una cosa che sconsiglio assolutamente è l'approccio totalmente individuale al tiro con l'arco. Quello del neofita che si reca in negozio e acquista subito l'attrezzatura per tirare nel proprio giardino. Senza cognizioni, se non molto vaghe, e con il solo aiuto del negoziante, che anche se competente è comunque interessato soprattutto a vendere ...
E' molto difficile che riusciate a imparare da soli, anche con l'aiuto del miglior manuale del mondo. Nella maggior parte dei casi vi scoraggerete dopo qualche settimana e l'attrezzatura finirà presto in soffitta. Sarete portati a sottovalutare gli aspetti di sicurezza, con il rischio di farvi male, e acquisirete quasi sicuramente difetti nella postura e nel gesto, che vi impediranno di tirare al meglio delle vostre capacità, ma con il tempo potranno anche danneggiare tendini e articolazioni.
Nella formazione dell'arciere esiste una importante componente di autoapprendimento, di ricerca e lavoro su sé stessi, ma è fondamentale che questa sia supportata dai consigli di un capace istruttore, soprattutto nella fase iniziale.
Quindi, cari amici, lasciatevi dare un consiglio: no all'arco fai-da-teCercate pazientemente una compagnia di arcieri non troppo lontana da casa vostra e affidatevi a un istruttore, almeno per l'apprendimento della tecnica di base.


*   *   *

Vorrei completare questo post introduttivo con un elogio dello sport che ho più a cuore, per contribuire a farlo conoscere ed apprezzare come merita.


Un bel video, quello dei campionati italiani FIARC 2010, esprime forse meglio di ogni parola l'atmosfera unica del tiro con l'arco nei boschi (in questo caso si trattava della splendida foresta sopra il Lago d'Orta). 
Regolate l'audio a un volume non troppo basso e godetevi questi 4 minuti di gioia arcieristica allo stato puro, esplosiva, contagiosa!


A tempo debito spiegherò, a chi se lo sta chiedendo, perché l'arciere nella "copertina" del video ha le ginocchia sporche ...


Il tiro con l’arco è uno sport che offre tanto a chi lo pratica. Uno sport pieno di fascino, con delle peculiarità tutte sue. Gli aspetti positivi sono tanti, metto giù in ordine casuale quelli che mi vengono in mente (o mi sono stati suggeriti da persone che stimo particolarmente):
  • Il tiro con l'arco è uno sport individuale, quindi (dopo aver appresa la tecnica di base con l'aiuto di un istruttore) lo si può praticare anche da soli e non è necessario mettersi d’accordo con altre persone. Basta anche solo un’ora libera per tirare “due freccette”. Non ci sono orari da rispettare né limiti di tempo; non è un vantaggio da poco, nella vita complicata di oggi.
  • Nonostante quanto sopra, è molto piacevole tirare insieme, e in una compagnia di arcieri si possono trovare tanti amici. Amicizie disinteressate, che spesso durano una vita. L’ambiente non è esclusivo, è estraneo ai pregiudizi sociali e agli status symbol: gli arcieri sanno benissimo che il "manico" conta molto più dell'attrezzatura ... 
  • L'arco è uno sport fine, destinato a persone riflessive, amanti della natura e della vita all'aria aperta, predisposte all'introspezione e alla ricerca costante del miglioramento di sé stessi. Sia in allenamento che in gara, si ha spesso la percezione di un arricchimento interiore.
  • La pratica del tiro con l'arco è un utilissimo esercizio di concentrazione. Si impara progressivamente a distaccarsi dalle preoccupazioni del quotidiano, e una sessione di tiro condotta con lo spirito giusto eserciterà su di voi una piacevole azione rilassante e anti-stress.
  • Le gare sono un ottimo esercizio di concentrazione prolungata e di resistenza psico-fisica (una gara FIARC, ad esempio, ha una durata media di 4-5 ore).
  • L'agonismo (salvo rare eccezioni) non è esasperato, e la gara è soprattutto con sé stessi piuttosto che con gli altri. Consiglio a tutti gli arcieri di partecipare, quando possibile, a qualche competizione e raduno arcieristico, con lo spirito giusto che resta sempre quello dell'arricchimento interiore.
  • L'arco si può praticare a tutte le età (come ho già accennato, conosco ottimi arcieri dai 10 agli 85 anni). Ma non è solo questo: si può iniziare a tutte le età, a differenza di tanti altri sport che possono essere appresi con successo solo da giovani.
  • La tecnica non è affatto difficile da apprendere. In fondo, a ben vedere, il gesto da imparare e memorizzare è uno solo, un solo fluido movimento da adattare alle varie situazioni di tiro e alla conformazione del terreno, ma che resta sostanzialmente sempre lo stesso. A differenza di altri sport, che richiedono sequenze di azioni molto più complesse.
  • Per quanto sopra, i tempi per l'apprendimento della tecnica base sono ragionevolmente brevi. A titolo indicativo possiamo parlare di qualche mese, sia pure con differenze da un individuo all'altro in funzione delle capacità innate e dell'impegno. 
  • Ciò nonostante, il processo di approfondimento e miglioramento di sé stessi è costante, e non si ferma mai, nemmeno dopo anni. Nessun arciere potrà mai affermare di aver raggiunto la perfezione, anche se impegnandosi potrà ottenere risultati ragionevolmente soddisfacenti. Ma il fascino maggiore sta proprio nella ricerca: la strada da percorrere è spesso più interessante della stessa destinazione.
  • Il tiro con l'arco soddisfa anche il senso estetico di chi ama il bello: il gesto dell'arciere è classico ed elegante, e il volo pulito e inesorabile di una freccia ben tirata ci incanta sempre, anche dopo averne viste un numero altissimo.  
  • Dal punto di vista fisico, pur essendo basato su un gesto asimmetrico, il tiro con l'arco produce un generale rafforzamento delle braccia e dei muscoli dorsali, e porta a un miglioramento della postura e della respirazione.
  • Il tiro di campagna praticato nei boschi è un esercizio fisico di intensità moderata ma di buon effetto allenante, tenendo anche conto dell'impegno per raggiungere le diverse piazzole di tiro lungo percorsi spesso caratterizzati da vivaci saliscendi.


Concludendo, non abbiate remore e avvicinatevi con fiducia a questo meraviglioso sport. Presto, molto prima di quanto pensiate, vi troverete anche voi a dire "sono un arciere".

giovedì 15 settembre 2011

Let me introduce myself ...

Per rompere il ghiaccio e aprire questo blog a lungo pensato (l'idea iniziale, per la verità, era quella di scrivere un libro, ma ho subito il fascino del web) lasciate innanzitutto che mi presenti:
Mi chiamo Aurelio Stoppini, ho 53 anni e vivo a Perugia. 
Ho iniziato a tirare con l'arco 8 anni fa, quindi in età matura, ma questo affascinante sport mi ha subito preso alla grande e col tempo si è trasformato in una stabile e duratura passione, al punto che oggi mi sento "arciere" come se lo fossi da sempre.


La tipica espressione rilassata
dopo una piacevole gara nel bosco
(N.B. il bicchiere conteneva ottimo Chianti) 


La mia formazione arcieristica iniziale è avvenuta in una  compagnia Fitarco (la federazione nazionale affiliata al CONI, nella quale ho molti amici e sono tuttora iscritto), ma sin dai primi tempi ho avvertito il fascino del tiro tradizionale, che si pratica con archi semplici, privi di mirini e altri accessori tecnologici. 
Per cui dall' "arco scuola", inevitabile strumento per compiere i primi passi arcieristici, non sono passato ad un "olimpico" pluriaccessoriato come la maggior parte dei miei compagni del corso di base, bensì ad un essenziale ricurvo "da caccia" (sia pur di modesto libbraggio), con l'obiettivo di imparare a tirare nel modo che maggiormente mi affascinava e tuttora riesce a emozionarmi: il tiro istintivo.

Da allora è iniziata una crescita progressiva, basata in buona parte sull'autoapprendimento (con l'inevitabile serie di errori iniziali che ciò comporta) ma anche sull'aiuto e i consigli di tanti arcieri ed istruttori, sulla lettura di libri, la sperimentazione e l'acquisto di nuove attrezzature più performanti, con il desiderio costante di migliorare e di approfondire la conoscenza di questa arte. Questa definizione per un'attività sportiva può apparire esagerata ma il tiro con l'arco, soprattutto quello tradizionale, ha molti aspetti in comune con attività artistiche, come ad esempio quella di suonare uno strumento musicale.

La mia attività arcieristica si è sviluppata soprattutto attraverso la FIARC, la "seconda" federazione sportiva nazionale, che si occupa del tiro "di campagna", che in realtà si pratica soprattutto nei boschi e prevalentemente (anche se non in modo esclusivo) con archi tradizionali. Sono molto grato alla FIARC per quello che mi ha dato e per gli amici che vi ho trovato, ed è un onore per me far parte degli istruttori regionali di questa federazione.

Dopo 8 anni, 7 campionati italiani FIARC, 1 europeo IFAA e innumerevoli gare e raduni arcieristici (tra cui includo anche tante piacevolissime amichevoli e "roving", che privilegiano gli aspetti ludici e conviviali) mi sono fatto ormai delle idee abbastanza chiare su quella splendida disciplina sportiva che è il tiro con l'arco tradizionale, un'intrigante alchimia di tecnica e istinto, e apro questo blog per raccontarvi un po' di cose che penso di aver capito, sperando di fare cosa utile soprattutto per chi è all'inizio, e magari per convincere qualcun altro ad avvicinarsi a questo emozionante sport che si può praticare a tutte le età (conosco arcieri provetti dai 10 agli 85 anni).


Oltre all'arco tradizionale, ma in modo meno assiduo, mi dedico da anni ad altre discipline di tiro: Pistola (P10, PGC e un po' di avancarica) al Tiro a Segno Nazionale, Field Target con la federazione FTI. Ne faccio un po' troppe ... è vero, ma l'esperienza acquisita in una specialità può essere utile anche nelle altre, perché gli aspetti in comune, specie a livello psicologico, sono veramente tanti.